Le Opere di Difesa

Tra terra e acqua: la città e il territorio

Mantova: le origini

Nella Divina Commedia Dante fa narrare al mantovano Virgilio l’origine della città, rievocando la vicenda dell’indovina greca Manto, che, dopo una lunga peregrinazione per mare, avrebbe preso terra nel nord della penisola italica, su un isolotto fra le paludi del Mincio. Mantova avrebbe in realtà un’origine etrusca, come confermato dai rinvenimenti archeologici, e sarebbe nata come avamposto commerciale nel VI sec. a.C., sotto forma di un accampamento assediato dalle acque e corrispondente all’attuale Piazza Sordello. Conquistato dai Romani, il piccolo insediamento rimarrà del tutto secondario fino all’alto Medioevo, e noto solo perché il vicino borgo di Andes (attuale Pietole) diede i natali proprio a Virgilio (70 – 19 a.C.).

ITINERARIO 1

Sistema idraulico di Mantova
e Conca del Bertazzolo

Km complessivi dell’itinerario: da Mantova a Governolo in motonave
andata e ritorno: 18 Km + 18 Km


Durata
Navigazione: 1h30 + 1h30
Visita al Museo Diffuso – Conca del Bertazzolo: 2 h

DA NON PERDERE

Sala 7 del Museo Diffuso del Fiume, in cui l’ingegnere idraulico Gabriele Bertazzolo in persona vi illustrerà le caratteristiche e l’utilità del suo progetto, da lui definito «Il più bello, il più grande et magnifico edificio in materia d’acqua che sia al mondo»!


Info e Contatti
MUSEO DIFFUSO DEL FIUME – CONCA DEL BERTAZZOLO
Via N. Bixio n. 10 – località Governolo
46031 Bagnolo San Vito (Mantova)

ORARI DI APERTURA da marzo a ottobre
• domenica 10:30 – 12:30 / 14:30 – 18:30
web: www.museodiffusodelfiume.it

PREZZO BIGLIETTI
• singolo € 2,00
• visita guidata € 50,00/gruppo (solo su prenotazione)
• ingresso + laboratori didattici € 7,00 (solo su prenotazione)
• cumulativo ingresso e laboratori didattici (Museo del Fiume + Forcello) € 12,00
INFO E PRENOTAZIONI
tel. 340 8806468 e-mail: info@museodiffusodelfiume.it

ITINERARIO 2

Castelli e torri

(Castello di S. Giorgio a Mantova, Villimpenta, Castel d’Ario, Castiglione Mantovano, Marmirolo, Goito, Ceresara, Casaloldo, Piubega, Mariana Mantovana, Redondesco)

Km complessivi dell’itinerario: 111 Km
Mantova-Villimpenta > Km 23
Villimpenta-Castel d’Ario > Km 8
Castel d’Ario-Castiglione Mantovano > Km 18
Castiglione Mantovano-Marmirolo > Km 9
Marmirolo-Goito > Km 12
Goito-Ceresara > Km 13
Ceresara-Casaloldo > Km 10
Casaloldo-Piubega > Km 7
Piubega-Mariana Mantovana > Km 7
Mariana Mantovana-Redondesco > Km 4

Durata del percorso in auto: 2 h 15’
Durata dell’itinerario: una giornata intera comprese le varie tappe e la pausa-pranzo

Per saperne di più

ITINERARIO 1

Sistema idraulico di Mantova e Conca del Bertazzolo

Lo specchio lacustre, su cui si staglia l’indimenticabile profilo della città, deriva da un imponente intervento di canalizzazione del fiume Mincio, realizzato intorno al 1190 dall’ingegnere Alberto Pitentino. Per bloccare la forza della corrente, che causava periodiche inondazioni, il tecnico costruì a monte della città il ponte dei Mulini, il cui sbarramento determinò la dilatazione del Mincio nota come Lago Superiore, e la formazione di tre invasi: il lago di Mezzo e il lago Inferiore, separati dal ponte di S. Giorgio e disposti a est della città, e il lago Paiolo a sud, interrato a metà ‘700.

Ed è appunto a sud del capoluogo provinciale che il Mincio defluisce verso il Po, in un’area protetta (il Parco naturale regionale del Mincio) che include la località di Governolo, famosa perché lì, secondo la tradizione, si incontrarono nel 452 Attila e papa Leone Magno. Forse già il riassetto idraulico progettato dal Pitentino a fine XII secolo previde un “sostegno” a Governolo, sotto forma di un semplice fornice. La chiusa, poi a due fornici, consentiva la regolazione del livello dei laghi di Mezzo e Inferiore, ma soprattutto la difesa della città dalle temili piene del maggiore fiume italiano. Gli interventi si susseguirono nel corso dei secoli, ma a inizio ‘600 i laghi di Mantova si andavano interrando, con conseguenze di carattere igienico, strategico ed economico. L’ingegnere ducale Gabriele Bertazzolo concepì una grande idrovia di collegamento fra Po, Tartaro e Adige, che incluse una conca alla confluenza fra Po e Mincio, una vasca rettangolare con porte ispirate a progetti di Leonardo da Vinci. I lavori si svolsero fra 1609 e 1621, con successivi interventi di ripristino nel corso del XIX secolo. L’edificio ha smesso di funzionare da pochi decenni, con l’interramento del tronco corrispondente di fiume, determinando così la sua trasformazione in monumento di archeologia idraulica.

ITINERARIO 2

Castelli e torri

(Castello di S. Giorgio a Mantova, Villimpenta, Castel d’Ario, Castiglione Mantovano, Marmirolo, Goito, Ceresara, Casaloldo, Piubega, Mariana Mantovana, Redondesco)

La provincia di Mantova offre un ampio panorama in materia di fortificazioni, dal Medioevo al Risorgimento, non solo perché terra in buona parte pianeggiante, ma soprattutto perché all’incrocio fra importanti vie di comunicazione e ambita dai tanti poteri che si avvicendarono all’interno e ai confini di essa. Cambiarono le tecniche difensive, cambiò la funzione degli edifici. Partiamo dunque dal Castello di S. Giorgio a Mantova, voluto da Francesco I Gonzaga a fine ‘300 e progettato da Bartolino da Novara, lo stesso architetto del Castello Estense di Ferrara. Quel robusto maniero durante la dominazione gonzaghesca perse la propria funzione prettamente difensiva per farsi residenza nobile ed è famoso al mondo perché nella torre di nord-est contiene la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. Dal centro del potere ci spostiamo al confine veronese della provincia, e incontriamo un castello-recinto, quello di Villimpenta. Ricordato già nel 1047, il suo assetto attuale si deve alla ristrutturazione scaligera del XIV secolo. Passato dai Della Scala di Verona ai Visconti di Milano, fu acquistato dal citato Francesco I nel 1391 e rimase ai Gonzaga fino alla fine della loro dominazione. Delle sei torri originarie ne sopravvivono tre, fra cui il mastio con annessa porta, un tempo munita di ponte levatoio. La vicina Castel d’Ario, patria del riso e del leggendario Tazio Nuvolari, conserva a sua volta un castello-recinto del XIII-XIV secolo, pentagonale, con quattro torri quadrangolari e un mastio isolato all’interno, detto anticamente “torre delle prigioni” o “torre della fame”, per alcuni macabri episodi a esso legati. Ancora un castello-recinto per Castiglione Mantovano, che risalirebbe a un accampamento fortificato voluto dal generale romano Stilicone all’inizio del V secolo d.C. Se i Canossa nel XII secolo ne fecero un borgo franco e il castello è testimoniato dal 1229, i Gonzaga acquisirono 11.000 biolche di terra nel suo territorio. Dopo i Benedettini, furono proprio loro a occuparsi di bonifiche e ristrutturazioni, in particolare in occasione di una battaglia (1484) in cui la popolazione poté rifugiarsi all’interno delle sue mura. A Marmirolo invece il tracciato delle mura medievali sopravvive solo sulle piante settecentesche, mentre del castello è ben conservata, sulla piazza principale del paese, una torre quadrata con bifore, merlata alla ghibellina, e una porta a sesto acuto che la collega al grazioso edificio neo-gotico, sede del Comune, là dove fino a fine ‘700 sopravviveva una delle residenze suburbane preferite dai Gonzaga, decorata dai maggiori artisti di corte, e purtroppo demolita durante la dominazione austriaca. Percorsi pochi chilometri verso nord-ovest si giunge a

Goito, del cui castello, edificato sulle rive del Mincio, si fa cenno già ai tempi di Matilde di Canossa (XI/XII secolo). Durante il corso dei secoli, la struttura subì attacchi e devastazioni, mentre al tempo del marchese di Mantova Ludovico II Gonzaga, l’antica rocca venne collegata ad un palazzo dotato di vasto parco. Di tutto questo si conserva solo qualche rudere e una torre medievale in muratura la cui parte superiore è stata trasformata in cella campanaria. A Ceresara, il cui nome deriva dalle antiche coltivazioni di ciliegie (cerasae), sopravvive invece una porta-torre, detta del Fortilizio, in piazza Castello: munita di ponte levatoio, fungeva da porta di accesso al borgo fortificato e ha subito un importante restauro conservativo nel 1981. Anche a Casaloldo sopravvive una porta in muratura del XV secolo con fornice carraio passante e pusterla, un tempo dotate di ponti levatoi, come indicano le feritoie. La parte interna, di epoca più tarda, è stata sopralzata con una cella campanaria, fornendo alla struttura una funzione civica. Il paese fu un avamposto occidentale della Repubblica di Venezia e fu coinvolto nella famosa battaglia di Solferino e S. Martino nel 1859. Fra Casaloldo e Piubega passava il confine fra Brescia e Mantova: se il primo era bresciano, la seconda era mantovana, ma in diocesi di Brescia fino al XV secolo. Furono i Gonzaga a far erigere la bella torre che svetta sull’abitato, anche se già nel XII secolo il borgo era cinto da una cerchia di mura rettangolari. Si trattava di uno dei più importanti castelli del mantovano con torre di ingresso, l’unica parte conservata durante le demolizioni austriache del XVIII secolo e oggi con funzione civica. Sul finire del nostro percorso ci spostiamo ancora di qualche chilometro, raggiungendo il più piccolo dei comuni della provincia (ca. 700 abitanti), Mariana Mantovana. Del castello di origine medievale (XII sec.), modificato nel XV dal celebre ingegnere Giovanni da Padova per Ludovico II Gonzaga, rimane la bella porta di accesso, con annessa torre, entrambe coronate da merli ghibellini. Chiudiamo infine il nostro percorso a Redondesco, con una delle strutture fortificate più affascinanti fra le tante citate, grazie anche a un intervento di restauro realizzato di recente. Il paese, situato sulla sponda sinistra del fiume Oglio, dal X al XIII secolo fu possesso e sede dei Conti di Redondesco. Conteso per due secoli fra Brescia, Mantova e Asola, nel 1404 il Comune decise di sottoporsi alla signoria dei Gonzaga, a cui venne affidato anche il castello-ricetto. Nel 1468 l’imprendibile fortezza ottenne un originale rivellino, progettato dal già citato Giovanni da Padova e realizzato da mastro Viano.